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Nove domande da fare a un fornitore informatico prima di firmare

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Nove domande da fare a un fornitore informatico prima di firmare

Valutare un fornitore informatico senza essere tecnici è possibile: bastano nove domande su proprietà del codice, continuità, ripristini, tempi di intervento e uscita dal contratto. Le risposte vaghe sono già una risposta. Le domande vanno fatte prima della firma, quando avete ancora potere contrattuale.

15 mar 2026 · 7 min di lettura · aggiornato il 27 ago 2026

La parte difficile, quando si sceglie chi vi costruirà o gestirà i sistemi, non è capire se sono bravi: è capirlo senza essere del mestiere. Le presentazioni si assomigliano tutte, i preventivi sono difficili da confrontare e le referenze sono, per definizione, quelle contente.

Ci sono però nove domande che chiunque può fare e a cui è difficile rispondere bene senza avere davvero le cose in ordine. Non richiedono competenza tecnica per essere poste: richiedono pratica reale per avere una risposta.

Sulla proprietà di quello che pagate

  1. Il codice sorgente è nostro, per contratto? Se la risposta è "il codice resta nostro ma voi avete la licenza d'uso", state affittando, non comprando. È una scelta legittima, ma dovete saperlo prima e pagarla di conseguenza.
  2. Se domani cambiamo fornitore, cosa ci consegnate e in quanto tempo? Il codice da solo serve a poco: servono le istruzioni per rimettere in piedi l'ambiente, le credenziali e i dati in un formato leggibile da chiunque.
  3. Quali servizi di terzi sono indispensabili al funzionamento? Ogni servizio esterno è un abbonamento che erediterete e un fornitore che non avete scelto voi.

Sulla dipendenza da singole persone

  1. Chi altro, oltre alla persona che ci segue, sa metterci mano? La risposta onesta in una piccola struttura è spesso "una sola": va bene, purché sia dichiarato e ci sia documentazione. Il problema non è la dimensione, è fingere di non averlo.
  2. Come è documentato quello che fate? Non servono manuali: serve che le decisioni importanti siano scritte da qualche parte che non sia la memoria di qualcuno.

Su questi due punti guardate le facce più delle parole. Chi ha lavorato bene risponde con esempi in dieci secondi; chi improvvisa prende tempo.

Le domande vanno fatte prima della firma. Dopo, la stessa domanda diventa una richiesta, e ha un preventivo.Il momento giusto conta quanto la domanda

Su cosa succede quando qualcosa va storto

  1. Quando è stato ripristinato l'ultimo backup, e chi ha verificato che i dati fossero completi? È la domanda che separa chi fa copie di sicurezza da chi ha un piano. Un backup mai riletto è un file di cui vi fidate.
  2. Entro quanto ci rispondete se il sistema è fermo, e cosa succede se non lo rispettate? Un tempo senza conseguenze è un auspicio. Con una penale, anche piccola, diventa un impegno.
  3. Chi si accorge per primo che qualcosa non va: voi o noi? Se la risposta è "ci chiamate voi", non c'è sorveglianza: c'è assistenza a chiamata, che costa meno e vale meno.
  4. Se il server sparisce stanotte, in quanto tempo lo rifate identico? L'avete mai provato? La seconda metà della domanda è quella che conta.

Come si leggono le risposte

Non cercate la risposta perfetta: cercate la risposta specifica. "Facciamo backup giornalieri con conservazione a trenta giorni e l'ultimo ripristino di prova è di febbraio" è una buona risposta anche se il numero non vi piace. "Certo, i backup ci sono" non è una risposta.

Diffidate di tre cose in particolare:

Le tre cose da mettere per iscritto

Quali che siano le risposte, tre cose vanno nel contratto e non nella corrispondenza:

  1. Proprietà del codice e dei dati, e cosa vi viene consegnato alla fine del rapporto.
  2. Tempi di risposta e di ripristino, con le conseguenze se non vengono rispettati.
  3. Uscita: chi vi accompagna nel passaggio a un altro fornitore, per quanto tempo e a quali condizioni.

Un fornitore serio accetta di scriverle, perché sa di poterle rispettare. Ed è anche nel suo interesse: un cliente che sa cosa aspettarsi litiga molto meno.


Se avete un preventivo aperto sulla scrivania, stampate questa lista e fatela girare. Nel peggiore dei casi scoprite qualcosa in tempo; nel migliore, il fornitore vi risponde bene su tutto e avete un motivo in più per firmare.

Non è scortese fare tutte queste domande?
È il contrario: chi fa questo mestiere seriamente le riceve spesso e ha le risposte pronte. La scortesia, semmai, è scoprire dopo due anni che il codice non era vostro.
Quante di queste domande dovrebbero avere risposta positiva?
Non tutte, ed è normale. Un piccolo fornitore avrà una persona sola su una tecnologia: il punto non è la perfezione, è che ve lo dica e che sappiate come mitigarlo.
Valgono anche per chi ci gestisce solo il sito?
Le prime tre e le ultime quattro sì, sempre. Anche un sito vetrina contiene i vostri contenuti e i contatti che arrivano: sapere dove sono e come si portano via è la differenza fra un fornitore e un ostaggio.
E se il fornitore lo abbiamo già da anni?
Fatele lo stesso, senza tono accusatorio: metà delle volte le risposte sono migliori del previsto e l'altra metà vi dice dove intervenire. Un rapporto lungo non è un motivo per non sapere come stanno le cose.
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