
Impresa
Il portale che smette di far squillare il telefono
Un portale clienti conviene quando esiste una domanda ripetuta a cui il cliente potrebbe rispondersi da solo. Perché funzioni deve mostrare dati veri e aggiornati, non un riepilogo compilato a mano: altrimenti diventa un canale in più da presidiare. Si parte da una sola informazione, quella che genera più telefonate.
In quasi tutte le aziende che servono altre aziende esiste un numero di telefono che squilla per una sola ragione: qualcuno vuole sapere a che punto è. L'ordine, la pratica, la riparazione, la spedizione. Chi risponde apre il gestionale, guarda e riferisce.
È un lavoro che non produce niente: sposta un'informazione che esiste già da un archivio a una persona. E ha un costo doppio, perché interrompe qualcuno che stava facendo altro.
Prima di tutto: contate le telefonate
Per una settimana, chiedete a chi risponde di segnare due cose: quante chiamate ricevono e quale domanda viene fatta. Non serve altro. Alla fine della settimana avrete un elenco corto in cui le prime due o tre domande coprono la maggioranza.
Se in cima c'è una domanda a cui il cliente potrebbe rispondersi da solo — a che punto è, quanto ho speso, quando arriva, dove sono i miei documenti — allora un portale ha senso. Se invece in cima ci sono domande che richiedono un giudizio ("secondo lei conviene farlo adesso?"), un portale non toglierà nessuna telefonata: quelle chiamate sono il vostro lavoro.
Un portale non riduce le chiamate perché esiste. Le riduce se risponde, meglio del telefono, alla domanda che il cliente fa davvero.Il criterio con cui decidiamo se costruirlo
Le due decisioni che determinano tutto
La prima: da dove vengono i dati. Un portale che mostra informazioni aggiornate a mano da qualcuno in ufficio non toglie lavoro: lo sposta e lo raddoppia. Deve leggere dal gestionale, in automatico, e mostrare quello che c'è — anche quando è scomodo. Se il dato non è affidabile, il problema non è il portale: è il dato, e va risolto prima.
La seconda: cosa vede ciascuno. Il cliente deve vedere le sue cose e solo le sue. Sembra ovvio ed è il punto in cui i portali costruiti in fretta sbagliano: il filtro sul cliente vive nel codice, qualcuno scrive una funzione nuova e lo dimentica, e per un pomeriggio un'azienda vede i documenti di un'altra. Per questo l'isolamento va imposto dal database e non lasciato alla buona volontà del codice.
Cosa mettere dentro, in ordine di valore
- Lo stato di quello che è in corso, con la data prevista e l'ultimo aggiornamento. È l'ottanta per cento del valore.
- I documenti: fatture, bolle, certificati, rapportini. Scaricabili, senza doverli chiedere.
- Lo storico: cosa è stato fatto, quando, a che prezzo. Riduce le discussioni più delle prime due messe insieme.
- Le richieste nuove: un modulo che apre una pratica nel gestionale, invece di una email che qualcuno deve trascrivere.
- Le notifiche: avvisare quando qualcosa cambia è ciò che trasforma il portale da posto da visitare a servizio che lavora per voi.
Le prime due voci si costruiscono in poche settimane se il gestionale espone i dati. Il resto si aggiunge dopo, se serve — e spesso non serve.
I tre modi per farlo fallire
- Chiedere una registrazione complicata. Se per entrare servono tre passaggi e una password che nessuno ricorda, il cliente telefona. L'accesso deve essere più veloce della chiamata, altrimenti perde in partenza.
- Mostrare dati vecchi. Basta una volta: se un cliente vede uno stato sbagliato, non tornerà più e telefonerà anche quando il portale avrà ragione.
- Non dirlo a nessuno. Il portale va messo nella firma delle email, sulle fatture, e va nominato al telefono ogni volta — "glielo mando via portale, così poi lo trova sempre lì". L'abitudine si costruisce, non si annuncia una volta.
Il ritorno, misurato
Rimisurate le telefonate dopo due mesi, con lo stesso metodo di prima. È l'unico modo per sapere se ha funzionato — e per accorgersi di una cosa che capita spesso: le chiamate calano ma quelle che restano sono più difficili, perché le facili se le è tolte il portale.
È un buon segnale, anche se all'inizio non sembra: significa che chi risponde al telefono sta usando il proprio tempo per cose che meritano una persona. Ed è anche il momento in cui conviene rivedere chi risponde e come, perché il lavoro è cambiato.
Se non sapete quante chiamate ricevete e per cosa, cominciate da lì: una settimana e un foglio. È la stessa misura che vi dirà se un portale serve, cosa deve mostrare e — cosa altrettanto utile — se invece non serve affatto.